Terapia dello Scatto: Bologna Street Photography

Più mi appassiono alla fotografia e più ne comprendo i tanti significati. Non parlo dell'interpretazione che ogni spettatore può dare alle immagini, ma anche delle emozioni che si generano in chi le scatta. La terapia dello scatto è una pratica che ho potuto approfondire nei miei viaggi in Asia da grandi artisti che me l'hanno trasmessa. Si tratta di un concetto tanto semplice quanto difficile da comprendere a fondo.

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Sicuramente è capitato di comprare un nuovo dispositivo tecnologico ed usarlo intensamente nei suoi primi mesi di vita. In seguito, l'euforia del momento cala fino ad una perdita d'interesse. Atre volte, invece, si pensa di aver bisogno di un nuovo aggeggio per far rivivere la passione.

Questa è una vera e propria malattia che si chiama G.A.S. (Gear Acquisition Syndrome). La sindrome dell'acquisto tecnologico.

La medicina moderna insegna che ogni malattia si possa combattere con una cura ed ecco che nasce la Shutter Therapy (Terapia dello Scatto).

Di recente mi trovavo in una crisi artistica. La frenesia degli svariati impegni quotidiani non mi consentiva di trovare nuovi stimoli creativi e così mi sono ricordato di questa pratica che ho imparato in Malesia a Kuala Lumpur.

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In cosa consiste la Terapia dello Scatto?

La prima regola è quella di svuotare la mente da ogni tipo di pensiero, idea, strategia, piano… Insomma mente vuota.

Due. Prendete una fotocamera con un solo obiettivo, una sola scheda di memoria e una sola batteria carica. Per chi ha una sola fotocamera o lo smartphone la scelta è obbligata, ma per chi ha tanti obiettivi e macchine fotografiche potrebbe essere difficile e questa è la parte divertente secondo me! Scegliete in base al vostro istinto. Qual è il vostro obiettivo preferito, quello esteticamente più bello o semplicemente il primo che vedete sulla mensola? Quella è la scelta migliore per la terapia!

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Terza ed ultima regola uscite di casa con la macchina al collo. Non importa dove andrete, non importa il vostro soggetto, il tema, la storia, l'ora del giorno o della notte, la posizione della luce. Vi ricordate che ho detto niente strategie e niente piani? I migliori risultati della terapia si ottengono quando si raggiunge uno stato di meditazione fotografica in movimento.

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C'è chi pensa che questa pratica sia inutile. Un bravo fotografo deve pianificare tutto: la luce, la posizione del sole, il momento della giornata, il soggetto, il taglio, la composizione ecc ecc. Sono d'accordo. Ma è anche vero che un fotografo senza ispirazione e piani perfetti avrà sempre foto tecnicamente perfette, ma difficilmente foto eccezionali!

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La terapia dello scatto, praticata regolarmente, porta a questi vantaggi:

  1. Feeling con la propria attrezzatura: non c'è niente di peggio che trovarsi di fronte ad una scena da copertina e non saperla catturare perchè non si conosce il proprio strumento.
  2. Mente aperta a nuove prospettive: non avere un piano ben definito risveglia la creatività e si è più ricettivi alle situazioni impreviste.
  3. Felicità: non dover rispettare scadenze, orari, malumori dei soggetti, mette il fotografo in uno stato di libertà e di pace che raramente si ha quando si pianifica tutto.

Le foto che vedete sono il risultato della mia ultima terapia nel centro storico di Bologna. La fotocamera? Una compatta, Fujifilm X70 tenuta in modalità JPG e senza post produzione.

Cosa ne pensate, vi piacerebbe provare?

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Stampe fine-art di qualità: finalmente un servizio impeccabile

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Social sì ma stampare è etico

Siamo nell'era della comunicazione ed i social sono diventati il veicolo principale per la condivisione di immagini. Instagram, Facebook, Flickr, 500px... tutti i giorni vengono viste milioni di immagini. Attenzione perché ho detto "viste" e non osservate! C'è una bella differenza dato che non ci sarebbe il tempo per osservare attentamente tutte le immagini che ci vengono proposte sfogliando quelle pagine. Il risultato è che spesso le fotografie perdono identità e ci si ricorda di loro soltanto per quei 10 secondi spesi a mettere un "mi piace". Ho sempre adorato stampare le fotografie per poterle "sfogliare" ogni volta che sento il bisogno di ritagliare un attimo per me stesso. Non condanno i social, anzi! Chi vive di immagini e non sfrutta questo canale potentissimo si perde tanto, tantissimo potenziale!

E quindi qual è il il compromesso? Qual è massimo traguardo per una fotografia?

Ferdinando Scianna dice che "la massima ambizione per una fotografia sia di finire in un album di famiglia"... io credo sia vero e quindi condivido in pieno, ma voglio aggiungere una mia interpretazione personale.

Penso che il trofeo più grande per una fotografia sia di riuscire ad arrivare al centro di una bella parete bianca in casa propria.

Ogni mattina ci aspetta pronta per essere osservata ed ogni sera quando ci si siede sul divano è sempre lì a rendere accogliente il nostro salotto. E' motivo di stupore e confronto con gli ospiti ed è la scusa per raccontare una storia, la sua storia. Insomma io credo che quando una fotografia viene appesa ed osservata ogni giorno abbia raggiunto la sua massima ambizione.

Tutte le fotografie finiscono sui social, ma soltanto poche di loro hanno questo privilegio.

Saal Digital

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In tutto questo c'è un'azienda che vorrei citare: Saal Digital. Il laboratorio nasce in Germania e, come ci si può aspettare dalla tradizione tedesca, vanta precisione ed efficienza. Di recente ho iniziato a collaborare con loro per stampare i miei progetti in grandi dimensioni. In questo caso due delle mie fotografie più famose sono state scelte da Matteo, un amico, e sono state stampate su due supporti in alluminio. Nello specifico Alu-Dibond e Butlerfinish.

Il primo ha una resa cromatica a dir poco impressionante, riesce a restituire tutta la gamma cromatica della mia amata Fujifilm egregiamente, rendendo un effetto tridimensionale.

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Il secondo supporto ha una particolare finitura metallizzata che si evidenzia nei punti di luce. L'abbiamo scelta per questo scatto notturno così da rendere viva l'illuminazione della città.

Per i professionisti

Altro aspetto da considerare di questo servizio è la possibilità di ricevere a casa un set di campioni di tutti i materiali utilizzati da loro. Il kit dei supporti per foto-quadri costa 15€ spedizione inclusa, ma offre un buono sconto dello stesso valore per il prossimo acquisto (in pratica è gratuito). Il set delle carte fotografiche costa, invece, 10€ ed anche per questo viene corrisposto un buono sconto dello stesso importo.

Non mi stupisce il fatto che abbiano scelto carta fotografica Fujifilm , a conferma di quanto la professionalità della casa Giapponese riesca a colpire anche i laboratori più esigenti.

Saal Digital offre a tutti i professionisti la possibilità di scaricare il profilo colore di ogni supporto in modo da avere un'anteprima fedele in casa prima di mandare in stampa i propri preziosi lavori.

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Per chi non fosse ferrato in materia, niente paura. Viene offerto un software per Windows e Mac con il quale configurare molto facilmente il prodotto ed ordinarlo direttamente dalla app. In fase di ordine si può anche scegliere di effettuare una leggera post-produzione automatica che enfatizzi l'immagine.

Ciliegina sulla torta, quando si riceve il prodotto è imballato in maniera davvero maniacale, proprio come piace a me.

Insomma che dire, Saal Digital è proprio quello che stavo cercando e sicuramente stamperò tanti altri lavori grazie a loro.

Per chi, come Matteo e molti altri, desidera rinnovare e rendere accogliente le pareti di casa o del proprio ufficio non esiti a contattarmi. Per quanto mi riguarda lo ritengo un onore e un privilegio.

A presto,

MV

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Taiwan: ti presento i miei!

Double Dragons

Finalmente le meritate ferie sono arrivate anche per noi... quest'anno la destinazione è Taiwan. Non è la prima volta che andiamo in quella fantastica isola (Yi-Lan è nata lì), ma è la prima volta che ci andiamo con mia mamma. Eh sì, proprio come nel film: "ti presento i miei", per la prima volta i miei e i suoi genitori si incontreranno!

Sarà sicuramente un'esperienza divertente e per mia mamma sarà il primo volo intercontinentale!

The Taipei 101

Visiteremo la capitale, Taipei, con il suo Taipei 101 che svetta sugli altri grattacieli moderni. Andremo nella rurale Taitung, dove vivono Wen Sheng e Zang Her (i genitori di Yi-Lan, la mia compagna), e qualche anno fa c'è stato il festival delle lanterne, uno spettacolo di luci.

Andremo a Chiayi a chiedere agli dei del tempio come sarà il 2017 e mia mamma capirà perchè le ho detto che Taiwan è il Paese dei motorini! Il viaggio terminerà nella moderna Kaohsiung, dove Yi-Lan ha studiato. Vedremo la stazione di Formosa Boulevard e il tempio della tigre e dragone!

Con me porterò una Fujifilm X-T2 con 3 obiettivi: XF 10-24 f4, XF 35mm f1.4 e XF 90mm f2. Inoltre verrà con noi l'ormai inseparabile X70

Cercherò di tenervi aggiornati su Instagram e facebook di tutte le fasi del viaggio, ma per il momento vi mando un abbraccio e a presto...

Si Parte!!!

MV

Sto Studiando uno Studio

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Sono stato assente dal blog ultimamente e, tra vacanze e altri numerosi impegni accumulati, ho preso una pausa.

Il fatto è che ho deciso di progettare e realizzare (interamente con le mie forze e con il valido aiuto di amici e parenti) uno studio fotografico in casa.

E' sempre stato il mio sogno quello di avere uno spazio dedicato alla fotografia dove poter sperimentare ed affinare le tecniche, tenere corsi dal vivo, scrivere articoli o semplicemente sfogliare un bell'album di Salgado e Steve McCurry. Insomma un ambiente in cui respirare e gustare fotografia.

Credo che sarà pronto per la fine del 2016 o al più tardi il primo trimestre del 2017 e comprenderà:

  • 2 postazioni per la post produzione
  • Zona per videoproiezioni e corsi
  • Zona multimediale, con televisore e angolo relax
  • Archivio
  • Interfaccia ethernet e WiFi, NAS e gruppo di continuità

Dovrà essere un ambiente polivalente che, all'occorrenza, si possa trasformare in pochi istanti in un mini-set fotografico.

L'idea è nata quando ho deciso di liberare una mansarda indipendente che fungeva da magazzino-ricordi. Per più di vent'anni sono stati accumulati oggetti con la speranza che un giorno sarebbero serviti e il risultato è che questo spazio si è riempito interamente.

Dan-Sha-Ri

L'input è arrivato, come al solito, da Yi Lan che mi ha raccontato di un libro, Dan-Sha-Ri, Ordina la tua vita scritto da Hideko Yamashita. Il titolo è l'associazione di 3 Kanji: Dan 断 (Eliminare oggetti inutili: ricevute, coupon, borse di plastica...) Sha 捨 (Gettare le cose inutilizzate: vestiti stretti, giocattoli vecchi, libri mai letti) Ri 離 (Evitare le ossessioni: souvenir, soprammobili, bomboniere) Si tratta della teoria Giapponese per cui un ambiente semplice ed essenziale aiuti a vivere meglio, combatta lo stress e aumenti la produttività. Non sono riuscito a trovarne una versione in italiano, ma appena sarà disponibile ve lo farò sapere. Ora è possibile acquistare il libro anche in italiano sia in versione cartacea che Kindle. Ovviamente me lo sono letto tutto d'un fiato!

Iniziano i lavori

Sto parlando di un open-space di oltre 50mq con finestre e lucernaio, travi in legno e altezza massima 2,90m. Insomma il sogno di ogni single in cerca di un ampio monolocale alla moda. Questo spazio era sempre stato lì in attesa che qualcuno lo valorizzasse.

Partendo dalla mia ferrea convinzione che non si finisca mai di imparare ho pensato che sarebbe stata un'esperienza molto positiva riuscire nel Fai-Da-Te (che a differenza del Dan-Sha-Ri è un'antica arte tipicamente italiana).

Il progetto è nato al computer mediante Google Sketchup, un software gratuito che consiglio a tutti gli utenti che vorrebbero dedicarsi alla progettazione di interni, ma non vogliono investire soldi fin da subito. Potrebbe essere scoraggiante all'inizio, ma online si possono trovare numerosi tutorial che vi consiglio di seguire.

Dato che questo blog non tratta di ristrutturazioni edilizie, non voglio annoiarvi con troppi dettagli tecnici sulla realizzazione, ma vi dico solo che mi sto divertendo un mondo e, oltre alla soddisfazione di veder nascere qualcosa dalle proprie mani, sembra di giocare ai Lego, con la differenza che al posto dei mattoncini sto assemblando cartongesso, cavi elettrici e viti, una montagna di viti!!!

Ed ora i ringraziamenti che sono quantomeno doverosi. Ringrazio Fabio, Ballo, Ilan, Simone, Luca, Mirco, Gabriella e la Mamma che mi stanno aiutando e supportando in questo progetto.

Non preoccupatevi, non ho smesso di fotografare, appena possibile vorrei raccontarvi di due viaggi molto interessanti, uno a Parigi e l’altro sulle Dolomiti! Per ultimo, ma assolutamente non meno importante il progetto che mi ha tenuto impegnato per quasi tutto il 2016, 5 mesi a Hong Kong!

A presto!

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Poznan

Poznan è la quinta città della Polonia (secondo Wikipedia) ma, probabilmente, non è una delle mete più gettonate per le vacanze. Personalmente ignoravo l'esistenza di questa città prima che mi fosse chiesto di partire improvvisamente per un viaggio di lavoro. In realtà Poznan è una città moderna, in forte crescita, che ha saputo sfruttare al meglio l'entrata in Europa.

Quando mi è stato proposto il viaggio non avevo grandi aspettative, nè aspirazioni, ma dopo esserci stato posso dire che mi sbagliavo e, come spesso accade in questi casi, sono contento di essere partito. Questa volta Ilan ha deciso di rimanere a casa, al caldo.

Come regola generale, ho imparato che ogni posto nel Mondo valga la pena di essere visitato almeno una volta (nei limiti della propria incolumità). Le esperienze positive sono sempre a portata di mano per una mente pronta a coglierle e le esperienze negative aiutano a saper riconoscere e valorizzare quelle positive.

Il viaggio si è svolto nelle due settimane prima di Natale e mi sarei aspettato di trovare un clima rigido e tanta neve. La fortuna ha voluto che fosse relativamente caldo (10°C) per quel periodo e così ogni sera, dopo il lavoro, potevo uscire con la mia Fujifilm X-T1.

Clima a parte, l'atra cosa che uno potrebbe aspettarsi di trovare di freddo in un Paese del Nord Europa potrebbero essere le persone. Devo essere sincero, lo stereotipo di Paese freddo = persone fredde mi aveva condizionato a tal punto che non mi sarei mai aspettato di trovare delle persone così cordiali, educate e disponibili.

La zona che preferisco di Poznan è sicuramente la Piazza del Mercato (Stary Rynek), il cuore pulsante della città. A Dicembre tutta la zona pedonale si popola di persone che accorrono a visitare i mercatini per gustarsi un wurstel e un bicchiere di vìn brulè.

Nel weekend ho avuto la fortuna di assistere al festival del ghiaccio, una vera a propria competizione internazionale in cui le squadre armate di sega a nastro si esibivano in sculture di ghiaccio alte fino a 3 metri! I partecipanti, partendo da un cubo perfetto, ottenevano delle vere e proprie opere d'arte di ghiaccio illuminate a led multicolori.

E' stato un peccato poter rimanere soltanto 2 settimane, perchè Poznan merita di essere scoperta e vissuta. Magari potrebbe essere una valida alternativa alle affollate spiagge estive!

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5 Giorni alle Cinque Terre

Siamo tornati a Bologna un po' abbronzati e con 1600 fotografie. Il viaggio è stato davvero comodo ed economico. Dato che non ci sono treni veloci che collegano Bologna a La Spezia, abbiamo preso due regionali che sono arrivati in perfetto orario. Come avevo anticipato nel precedente articolo il miglior modo per spostarsi è proprio in treno che da una Terra all'altra impiega circa 5 minuti, mentre in auto (risalendo la montagna per poi discendere) ci vuole più o meno mezz'ora.

Le Cinque Terre sono un luogo unico al Mondo che sicuramente merita di essere visitato. E' un paradiso per fotografi di viaggio tanto che ho potuto arricchire il mio portfolio con scatti nuovi davvero interessanti. La cosa che mi ha colpito di più è il fatto che si prestino ad ogni tipo vacanza: da quella più lussuosa e tranquilla a quella più all'avventura, a contatto con la natura. Ogni Terra ha una particolarità che sicuramente la farà preferire ad un viaggiatore piuttosto che un altro.

  • Riomaggiore, con i suoi locali aperti fino a tardi, è adatta agli amanti della vita notturna.
  • Manarola, molto raffinata e romantica, per quelli che preferiscono un buon bicchiere di vino davanti ad una splendida vista.
  • Corniglia è piccola, solitaria e arroccata, un gioiello tra mare e montagna, l'ideale per chi cerca un po' di tranquillità.
  • Vernazza, la più colorata e particolare, con le sue stradine tortuose che si inerpicano lungo la collina, adatta agli esploratori.
  • Monterosso è per chi ama la vita da spiaggia: case lussuose e bar all'aperto.

Io e Yi Lan abbiamo scelto Vernazza come base per i nostri spostamenti e sicuramente è stata la scelta migliore per il nostro modo di viaggiare.

Primo Giorno: Vernazza

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Scendiamo dal treno ed in un paio di minuti arriviamo all'appartamento. Abbiamo prenotato una stanza che si affaccia su Via Roma, arteria tra la stazione e la piazza principale. Siamo arrivati molto presto, ma la camera era già pronta. Per chi volesse ripetere l'esperienza abbiamo prenotato su Airbnb presso Cinque Terre Riviera, il personale è molto alla mano e disponibile.

Vernazza stupisce già al primo impatto. La strada principale compie una piccola curva a destra e sfocia subito nella piazza principale che si trasforma in un trampolino per tuffarsi direttamente in acqua (con tanto di scaletta per risalire). L'acqua è molto pulita, probabilmente per via del fondo roccioso e per le poche imbarcazioni. Viene proprio voglia cedere ad una nuotata rinfrescante!

Il resto della mattinata l'abbiamo trascorso ad esplorare la città: vicoletti, dettagli divertenti e scale, tantissime scale!!! Il caldo e il mare stupendo ci invitano a trascorrere il pomeriggio a nuotare e rilassarci tra gli scogli.

Un consiglio: fotografare in viaggio non significa avere la frenesia dello scatto facile. E' fondamentale avere rispetto di chi ci accompagna. Da fotografi bisogna saper scegliere gli orari giusti per scattare (quando la luce lo permette) e quelli in cui dedicarsi completamente alla vacanza.

Verso le 19:00 decidiamo di percorrere il sentiero per Monterosso che porta ad un punto di vantaggio per fotografare il famoso tramonto su Vernazza. Il punto migliore è costituito da uno spiazzo di 3 o 4 metri senza la vegetazione davanti. Per fortuna siamo arrivati presto perché nell'ora seguente sono arrivati altri 5 o 6 fotografi e sarebbe stato difficile ritagliarsi uno spazio.

La serata è stata piacevole (a parte le zanzare) perché nell'attesa ognuno aveva qualcosa da raccontare. Ero l'unico Italiano del gruppo. Gli Australiani raccontavano del loro viaggio di 24 ore per raggiungere la Liguria ad un fotografo Indonesiano, mentre un menestrello Inglese intonava una serenata romantica per tutti i presenti che si godevano il tramonto. Un ragazzo Svedese fotografava di fianco a me con una Fujifilm X-Pro2 e il Fujinon XF10-24mm f4 ed ogni tanto scambiava sguardi d'intesa, di chi è passato al mirrorless e sa di aver fatto la scelta giusta.

Secondo Giorno: Riomaggiore e Manarola

Il secondo giorno decidiamo di acquistare la Cinque Terre Treno MS valida per 2 giorni. Consiste in un biglietto che costa 16€ per 1 giorno, 29€ per 2 e 41€ per 3 giorni e consente di prendere tutti i treni regionali tra Levanto e La Spezia, di accedere alla rete WiFi delle Cinque Terre e di percorrere i sentieri del Parco Naturale.

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Riomaggiore è più grande di Vernazza ed è famosa soprattutto per la zona della Marina, una piazza che scende gradualmente fino al mare, ed è sempre affollatissima di compagnie turistiche. Anche di mattina è caldissimo e, escludendo la zona costiera, le strade sono semi deserte. Probabilmente abbiamo scelto l'orario sbagliato per visitarla e ci sarebbe piaciuto tornare la sera magare qualche giorno più avanti.

Col treno, in 5 minuti, si arriva a Manarola. Prima del disastro del 2011 era possibile raggiungerla anche a piedi lungo la Via dell'Amore. Oggi è chiusa ed è possibile percorrerla per soli 300 metri da Manarola in entrambe le direzioni.

Manarola è bellissima, ho sempre sognato di fotografarla al tramonto dopo aver consumato le foto di altri su internet. Finalmente eravamo lì e non ci ha deluso. Come per le altre due Terre che abbiamo visitato La città sfocia direttamente sul mare trasformando le case in rocce e poi in acqua blu e cristallina. Abbiamo notato che i turisti amano tuffarsi dagli scogli e qui ce n'era uno molto alto proprio in mezzo alla città. La gente che non si tuffava rimaneva dietro la ringhiera a godersi lo spettacolo.

Verso sera andiamo a scegliere il posto più adatto dove aspettare il tramonto a Manarola. Lungo la strada incontriamo due volti familiari, Ramin e Shams, una coppia di ragazzi Svedesi incontrati la sera prima. Lui (Ramin) come me ha la passione della fotografia e guarda caso anche lui aveva una Fuji X-Pro2. Lei (Shams) lo seguiva, e come Ilan non ama così tanto fotografare, quanto più i viaggi e il buon cibo! Ci siamo trovati subito scoprendo parecchie analogie nelle nostre storie. Il punto che abbiamo scelto era molto più agevole ma molto più affollato della sera prima. Questa volta ho agganciato la macchina direttamente alla ringhiera evitando il treppiede che avrebbe sicuramente intralciato. La ganascia si è rivelata molto utile in questa occasione, molto più stabile e facile da montare di un Gorillapod ed anche molto più compatta.

Nell'attesa si è aggiunta anche una coppia di Norvegesi, lui ci ha offerto una bottiglia di vino che aveva portato con se mentre aspettava la moglie, era lei (Marina) la fotografa. La serata è volata, parlando di viaggi, mete desiderate e mirrorless (Lei aveva una Olympus Pen-F). Ci siamo ripromessi di visitare le rispettive città ed ognuno si è offerto di fare da guida.

Terzo Giorno: Corniglia e Via dell'Amore

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Corniglia è la Terza Terra appoggiata sulla cima di un monte. Per raggiungere il centro storico dalla stazione bisogna arrampicarsi su una lunga scalinata, pertanto sconsigliamo di farlo a mezzogiorno (come noi). Le strade sono un dedalo di cunicoli tortuosi che lasciano spazio alla fantasia di scoprire cosa si potrebbe incontrare dietro l'angolo.

Da qui prosegue la Via dell'Amore che è agibile fino a Vernazza. Il sentiero è molto carino per gli amanti delle escursioni, ma anche in questo caso sarebbe da evitare durante le ore più calde della giornata. In diversi punti lungo la strada è possibile scorgere il mare che, come sempre, è davvero meraviglioso. Il percorso dura circa 1h e mezza e a metà strada si arriva ad un paesino (Prevo) con solo 2 abitazioni di cui una è un bar, davvero geniale! I più stanchi possono fermarsi a rinfrescarsi prima di proseguire. Questo è anche il punto in cui termina la salita e comincia la discesa.

Verso la fine si gode di una splendida vista su Vernazza, il punto ci è piaciuto così tanto che siamo voluti tornare la sera per fotografare il tramonto e sicuramente è stata una scelta azzeccata.

Quarto Giorno: Monterosso

Dopo aver camminato tanto i primi 3 giorni ci siamo concessi una mezza giornata di puro relax. La mattina siamo stati sugli scogli a prendere il sole ed esplorare la costa. Il pomeriggio abbiamo preso il treno per Monterosso.

Quando si leggono le guide turistiche sembra che a Monterosso ci sia solo la spiaggia, in realtà percorrendo un lungo tunnel che taglia la montagna, si raggiunge il centro storico, molto servito e pittoresco.

Verso l'ora di cena abbiamo cercato un ristorante su Tripadvisor. La scelta è caduta su L'Ancora della Tortuga. Per raggiungerlo bisogna scendere una stretta scala lungo una scogliera a picco sul mare. La location è a dir poco suggestiva. Quando siamo arrivati i tavoli all'aperto erano già tutti prenotati (un buon segno) e ci hanno fatto sistemare all'interno vicino alla finestra. Abbiamo ordinato il menu degustazione che sicuramente ci ricorderemo per molto tempo.

Dopo cena siamo talmente pieni che non saremmo riusciti a muoverci tanto, per fortuna l'ultimo tramonto delle Cinque Terre si può fotografare proprio dal ristorante. La scogliera è rivolta verso sud illuminata da una bella luce tangente.

Quinto Giorno: Sveglia all'Alba e ritorno a Casa

L'ultimo giorno dobbiamo lasciare la camera entro le 10 di mattina, quindi ho deciso di svegliarmi all'alba (4:40) per raggiungere una grotta lungo la scogliera (scoperta il giorno prima) dalla quale avrei potuto fotografare Vernazza con una cornice naturale.

C'era l'alta marea e non è stato facile raggiungere il luogo tra gli scogli. Poco dopo le 5 ho sistemato il mio treppiede da tavolo in fondo alla parete rocciosa e con l'App Camera Remote per iOS e Android è stato abbastanza semplice trovare l'angolatura giusta e scattare senza rientrare nell'inquadratura.

Tutte le cose belle prima o poi finiscono, così come questo viaggio. Le Cinque Terre sicuramente hanno lasciato un bel ricordo e molto probabilmente torneremo un giorno. Ora vi lascio e vi do appuntamento al prossimo viaggio. E voi dove pensate di trascorrere le vostre vacanze estive?

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What's in my Bag: Preparazione per le 5 Terre

Finalmente le vacanze sono arrivate e siamo pronti per la prima tappa: 5 giorni alle Cinque Terre. Domattina presto (6:28), io e la mia compagna Ilan, prenderemo il treno da Bologna verso Parma e poi il regionale 2295 ci porterà a La Spezia, punto di partenza di tutti i trasporti locali per le Cinque Terre. Abbiamo scelto il treno perché tutte le persone con cui ho parlato mi hanno caldamente sconsigliato la macchina: spazi stretti, strade discutibilmente agibili e traffico, tantissimo traffico! Dobbiamo viaggiare leggeri quindi il corredo mirrorless Fujifilm, che da qualche anno ho scelto al posto della mia vecchia Canon Fullframe, fa proprio al caso mio.

Fotograferemo la vitalità che si respira nei piccoli paesini a picco sul mare, sfidano madre natura e sopravvivono alle invasioni annuali dei turisti da tutto il Mondo. L'obiettivo del viaggio sarà quello di portare a casa un diario di: paesaggi unici, scorci insoliti e colore, tanto colore! Non è stato facile organizzare l'attrezzatura perché è importante rimanere compatti e leggeri, ma senza sottovalutare le opportunità. Ho optato per 2 macchine e 2 obiettivi. Gli obiettivi? un grandangolo e un tele, non serve altro.

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La Fuji X-Pro2 con incollato il Fujinon xf 10-24mm sarà la prima scelta per i paesaggi. Grazie al nuovo sensore da 24mpx, eccezionale anche in condizioni di scarsa luminosità, mi consentirà di ottenere ampi paesaggi senza ricorrere alle panoramiche.

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La Fujifilm X-T1 monterà il Fujinon xf 90mm di giorno e il Fujinon xf 35mm di sera (avevo detto non serve altro? Beh ho mentito) per cogliere scorci e dettagli senza perdere tempo a cambiare ottica e (sfruttando l'utilissima staffa a L) verrà usata per le panoramiche.

Ero certo di poter stivare il tutto nella mia nuovissima borsa preferita: la Peak Design Everyday Messenger (quella piccola da 13"). L'organizzazione interna di questa borsa sembra (finalmente) fatta a misura di fotografo in movimento, con tasche dedicate per: filtri, batterie, accessori, mappe e documenti di viaggio ed ovviamente macchine e obiettivi.

Cosa c'è sul tavolo?

In My Bag (Preparation to Cinque Terre)

Il tutto è davvero leggero e trasportabile per un'intera giornata; sarebbe impensabile (per me) fare una cosa simile con un kit reflex analogo.

Ilan si divertirà con la sua Fujifilm X-A2 + Samyang 8mm F2.8 Fisheye (non compaiono nella foto di gruppo) a cogliere prospettive insolite e divertenti.

Ora vi saluto che devo ultimare gli ultimi preparativi! E voi cosa portereste con voi in un viaggio di 5 giorni alle Cinque Terre?

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7 ore a Milano con Fuji X-T1

Qualche giorno fa, approfittando di un viaggio di lavoro a Milano, ho deciso di non farmi mancare l'occasione di divertirmi un po' con la mirrorless Fujifilm X-T1 per le vie di Milano. Nella borsa:

La giornata era splendida, anche se molto ventosa, il cielo terso di un blu profondo e senza nuvole. Sbrigate le mie faccende nel più breve tempo possibile ho potuto dedicare il resto della mattinata ad esplorare la città.

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Dalla zona delle ambasciate ho proseguito a piedi fino al Duomo, poi nella Galleria Vittorio Emanuele II. All'interno della Galleria ho notato diversi turisti muniti di guida che osservavano uno stemma sul pavimento. In seguito gli alunni di una scolaresca a turno, infilavano il tallone su un foro al centro dello stemma e tentavano di compiere un giro su se stessi. Incuriosito e divertito ho chiesto ai Milanesi il motivo di questo gesto, che mi spiegarono l’antica tradizione di strisciare il piede, per motivi scaramantici e di buon auspicio, sullo stemma posto sul pavimento al lato sinistro dell’ottagono. Col passare del tempo (e dei piedi) si è formato un vero e proprio solco circolare "sulle parti basse" del toro rappresentante la città di Torino.

Passando davanti al grande teatro La Scala, ho proseguito a piedi verso la stazione Porta Garibaldi. Era la prima volta che potevo ammirare il nuovo complesso architettonico di fronte alla stazione (Piazza Gae Aulenti) e non mi sono fatto scappare l'occasione per fotografarlo.

In questo ambito il fisheye si è rivelato molto divertente da usare, con inquadrature più ampie e insolite.

Le ore, come spesso accade con una fotocamera al collo, sono volate e presto si è fatta l'ora di prendere il treno di ritorno per Bologna.

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In Toscana con Fuji X-T1 - Siena

Quest'estate abbiamo deciso di tornare a visitare la Toscana, uno dei luoghi più incantevoli del territorio Italiano e che a noi è rimasta nel cuore: amore a prima vista! E' stata anche l'occasione perfetta per testare le potenzialità della mia Fuji X-T1, sia dal punto di vista delle immagini che della praticità nella fotografia paesaggistica e di viaggio.

Una precisazione: non fotograferò batterie su un tavolo, né fornirò RAW ad alta risoluzione senza alcun tipo di sviluppo. Di recensioni così se ne trovano a bizzeffe sul web, scriverò dal punto di vista della mia esperienza e del feeling che questa fotocamera trasmette dal punto di vista di ciò per cui è stata progettata: fare fotografie.

Partiamo

Siamo una famiglia numerosa, umili abitanti delle campagne Bolognesi, che da un paio d'anni hanno la tradizione di esplorare una città diversa ogni anno. La gita dura solitamente una giornata per via degli impegni scolastici e di lavoro di tutti i partecipanti. In pratica è più facile assistere ad un'eclissi solare che vederci tutti insieme! Quest'anno siamo stati a Siena e S. Gimignano. Partiamo da Bologna, con 2 auto piene, alla volta di Siena, la nostra prima tappa. Negli zaini abbiamo tanto cibo (quello non deve mai mancare in una famiglia di campagna) ed ovviamente la Fuji X-T1 con 4 obiettivi:

Arrivati alla prima area di servizio, a qualche chilometro da Siena, abbiamo già finito tutti i panini e cominciamo a decidere dove andare a sederci per pranzo.

Siena

E' un sabato d'Agosto, quello prima del Palio, e in tutte le piazze, i vicoli e le abitazioni della città si respira l'aria tesa della competizione.

E' stato facile distinguere i Senesi dai turisti: gli uni con lo sguardo fisso avanti, capo chino e passo svelto, gli altri col naso all'insù e la testa per aria. È facile rimanere incantati ad osservare per qualche secondo i dettagli della città, increduli, come se il tempo si fosse fermato al 1644, l'anno della prima storica corsa di cavalli. Ci dirigiamo a Piazza del Campo. E' una giornata splendida dal cielo terso spruzzato qua e la da candide nuvole, la condizione ideale per sfruttare le simulazioni delle storiche pellicole Fuji. In particolare ho scelto la Velvia, dai contrasti marcati e colori saturi.

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Il chiostro del Palazzo Pubblico è anche l'atrio d'acceso per il Museo Civico e la Torre del Mangia. Mentre aspettavamo l'orario per accedere al museo ho potuto constatare la formidabile gamma dinamica della X-T1. Solitamente avrei dovuto scattare almeno 2 esposizioni, da fondere in seguito in Photoshop. In questo caso è bastato un singolo scatto, dal quale ho recuperato ombre nitide e prive di rumore.

Il Museo Civico è assolutamente da non perdere, con diversi ambienti molto curati, tra i quali spiccano la sala del Mappamondo con la Maestà di Simone Martini e la Sala dei Nove con gli affreschi del Buon Governo del Lorenzetti. Purtroppo non era permesso fotografare, ma vi consiglio comunque di visitarlo. Proseguiamo all'esterno sulla terrazza che si affaccia su Piazza del Mercato per le foto "di rito". Non amo utilizzare il flash, prediligo la luce naturale e cerco sempre di sfruttarla al meglio, ed anche in questo caso ho voluto testare i limiti della mia attrezzatura. Il Fujinon XF 56mm 1.2 è un'ottica da ritratto eccezionale, capace di isolare perfettamente il soggetto dallo sfondo con una progressione morbida e piacevole. Per sfruttare al massimo la straordinaria apertura di f/1.2 in pieno giorno ho applicato un filtro ND Haida da 3 stop. Ne porto sempre uno con me quando decido di scattare a tutta apertura. Il modello utilizzato ha il diametro di 62 perfetto per il 56mm, ma con economici anelli adattatori può essere montato anche sul 35mm.

Da notare la straordinaria gamma dinamica di questo scatto


Abbiamo fame, così usciamo dal Palazzo Pubblico e ci guardiamo intorno in cerca di buon cibo. Prendiamo la prima via laterale che incontriamo, via Giovanni Duprè, ed entriamo nella locanda sulla destra. Solitamente si è portati a pensare che i ristoranti vicino alla piazza principale siano solo per turisti: cari e di qualità mediocre. In questo caso siamo stati piacevolmente colpiti dalla buona qualità (i Pici al ragù erano veramente ottimi!) e dal prezzo onestissimo!

Passando per Piazza del Mercato proseguiamo per l'Orto Botanico, per fortuna in discesa! In questa grande area di verde all'interno delle mura cittadine, dove ci si può riposare, prendere il sole o far giocare i bambini, è stato ricostruito un orto botanico in stile medievale con piante ed erbe presenti sul nostro territorio da oltre 1000 anni.

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Lungo la strada una Vespa parcheggiata mi ha permesso di utilizzare in modo creativo le impostazioni della XT1: con la sua modalità "Colore parziale (Rosso)" è possibile creare immagini con solo uno dei colori attivi e tutto il resto in bianco e nero. Oltre al Rosso è possibile scegliere Arancio, Giallo, Verde, Blu e Viola

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Torniamo sui nostri passi per raggiungere Il Duomo di Siena che si trova nell’omonima piazza situata al di sopra di Piazza del Campo. È di una bellezza impressionante tanto che basta ammirarne la parte esterna per rimanere profondamente colpiti.

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Risalente a metà del 1200, sia l’esterno che l’interno sono decorati in blocchi di marmo bianco a cui sono alternate sottili strisce nere verdastre, i colori tipici di Siena presenti anche nello scudo simbolo del Comune. Purtroppo il tempo stringe e non siamo riusciti ad ammirare la parte interna, così, dopo una breve sosta in pasticceria, ripartiamo per tornare al parcheggio.

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Fine Prima Tappa

A Siena gli scorci cittadini non mancano, basta girare l'angolo per avere nuovi ed intriganti spunti fotografici, sicuramente una delle città italiane più belle sia dal punto artistico-cultrare che fotografico e devo dire che la Fuji in questo campo non ha mai deluso.

Fine prima parte...

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Non perdere la seconda parte del viaggio: In Toscana con Fuji X-T1 – San Gimignano!

In Toscana con Fuji X-T1 - San Gimignano

Questa è la seconda parte del viaggio: In Toscana con Fuji X-T1. Se non hai letto la prima parte ti consiglio di cliccare su questo link: In Toscana con Fuji X-T1 | Siena.

San Gimignano

Nel primo pomeriggio ci spostiamo a San Gimignano, seconda ed ultima tappa del nostro viaggio. La città è fortificata, protetta da mura imponenti che hanno resistito per centinaia di anni e sono arrivate fino a noi, intatte. Entriamo dalla porta Sud della città da cui via San Giovanni si arrampica in salita fino a Piazza della Cisterna, centro nevralgico di questo borgo medievale.

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Appena si varca la porta sembra di fare un tuffo nel passato, tutto è stato preservato negli anni, migliorato e rivisitato in chiave moderna. La bottega di un artigiano brulicante di clienti, salumi di cinghiale incorniciano una macelleria, bambini con il naso schiacciato davanti alla vetrina di un artigiano di soldatini di piombo...

Ci incamminiamo lentamente, ammirando ogni dettaglio, ogni scorcio. I vicoli che incrociano via S.Giovanni sono come stretti passaggi segreti che stimolano la curiosità, ma allo stesso tempo intimoriscono. Ogni vicolo è un mondo a se in cui è facile perdersi, continuando a camminare chiedendosi cosa ci sarà dietro al prossimo angolo. La Fuji X-T1 è la compagna ideale in queste occasioni, con le sue dimensioni ridotte e il look retro è quasi invisibile tra le mani. A differenza di una reflex tradizionale i soggetti si sentono più a loro agio di fronte ad una fotocamera compatta quasi non badando al fatto di essere fotografati. Altro elemento fondamentale è la velocità di risposta della macchina, non si sa mai quale nuova scena possa celarsi dietro l'angolo ma la Fuji è sempre stata reattiva a cogliere l'attimo nel momento in cui si presentava l'occasione.

Piazza della Cisterna prende il nome dal pozzo in travertino che spicca al centro di questo ampio spiazzo triangolare. E' il tipico luogo di ritrovo nella città ed anche sede dell'antico mercato. La sera è bello fermarsi per bere un aperitivo, gustarsi uno strepitoso gelato artigianale ed ammirare gli artisti di strada che si esibiscono per il pubblico.

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Con il gelato in una mano (nel mio caso menta e vernaccia: veramente strepitoso) e la Fuji nell'altra proseguiamo per un breve passaggio verso l'adiacente Piazza del Duomo. Seduti al riparo dall'afa estiva, sotto un grande voltone, un gruppo di simpatici vecchietti si siedono ogni sera ad ammirare il passaggio. Gli argomenti sono sempre gli stessi: la politica, il calcio ed ovviamente gli antichi splendori della loro gioventù: -"altro che i giovani d'oggi!".

A different concept of Cinema

Ci sediamo anche noi per finire il gelato ed ammirare la piazza che per centinaia d'anni è rimasto il centro politico e religioso della città. Di fronte a noi il Duomo, la Collegiata, circondato da torri imponenti, quasi come fossero antichi custodi e guardiani della città. Le principali sono 5: le due Torri Gemelle del Salvucci, la torre Rognosa, la Torre Chigi e l'imponente Torre Grossa, l'edificio più alto della città.

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Decidiamo di smaltire un il pasto di oggi e saliamo per goderci il panorama. Dalla cima della Torre Grossa si domina l'intera città e le campagne circostanti. Si gode di una vista mozzafiato e sicuramente vale la fatica fatta per arrivarci.

Proseguendo alla destra del Duomo, attraversando Piazza delle Erbe, saliamo verso la Rocca di Montestaffoli, realizzata a metà del 1300. Era una fortezza a pianta pentagonale con torrette agli angoli e collegamenti che la univano alle possenti mura cittadine. Dall'unica torretta rimasta agibile si gode una vista straordinaria sulle torri del centro città e un magnifico panorama a 360° della Valdelsa.

Fine seconda tappa, si torna a casa

Anche questa tappa è terminata ed ormai si sta facendo buio, quindi è ora di tornare alla macchina. Sono molto contento di aver fatto questo viaggio in Toscana insieme alla mia famiglia. Così come sono contento della mia Fuji X-T1 che si è rivelata la compagna di viaggio ideale in tutte le occasioni. All'inizio dell'anno ero molto indeciso se vendere tutto il mio corredo Canon e passare definitivamente ad un sistema più piccolo. Adoro Canon, la sua ergonomia, la qualità e la quantità delle sue lenti, tuttavia ero un po' stanco di portarmi così tanto peso appresso in ogni viaggio. Si leggono molti pareri discordanti in giro per il web. Alcuni sono ancora scettici sulla qualità delle mirrorless e rimangono aggrappati alle reflex tradizionali, altri hanno già fatto da tempo il salto e non si sono pentiti. Con Fuji sono riuscito a portare oltre al corpo macchina altri 4 obiettivi di ottima qualità, il tutto in una borsa di 30x20cm per un totale di 2KG (compresa la borsa). Durante la giornata non mi sono mai sentito stanco e non ho mai perso un'occasione di scatto per colpa dell'attrezzatura. Inoltre la qualità delle immagini che esce dalla macchina, è strepitosa. Non mi pento della scelta che ho fatto, non posso che essere soddisfatto!

Classical Italian Framed

Prima di lasciare il parcheggio ho voluto testare le capacità della Fuji in condizioni di scarsa luminosità, regalandomi una splendida vista della città sotto un cielo stellato.

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Photowalk per le Strade Di Canton

Una pratica che si sta diffondendo tra gli appassionati di fotografia è quella del photowalk.

Si tratta semplicemente di uscire per una passeggiata nella propria città con la macchina fotografica al collo, senza sapere che tipo di scatti si porterà a casa. Nelle grandi città va molto di moda il photowalk di gruppo, quando degli amici, o semplicemente conoscenti, si danno appuntamento e, discutendo di fotografia, immortalano tutto quello che capita.

E' un ottimo modo per socializzare e passare ore in compagnia di persone che condividono la stessa passione. E' anche un buon allenamento per conoscere sempre di più la propria fotocamera in modo da essere preparati quando capiterà lo scatto della vita davanti agli occhi.

In questo weekend solitario qui a Canton mi sono dedicato al photowalk per le strade di Ganding e Xichang, due dei quartieri più vecchi e fortemente in contrasto con la modernizzazione della città.

Xichang

Ganding

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"Pistolare" le foto - Seconda Parte

Urban Solitude (Futuristic Version)

LO STILE: IL CARATTERE DELLA FOTOGRAFIA

Nel post precedente ho espresso la mia opinione nei confronti dello sviluppo delle fotografie, in questo approfondirò il concetto di quando e in che modo il fotografo interviene sulle proprie immagini.

In primo luogo, non sempre è necessario intervenire manualmente, può capitare che le immagini prodotte dalla fotocamera o dallo smartphone vadano già bene così, ad esempio quando si ha fretta di condividere una determinata situazione e non si da troppo peso alla qualità dell'immagine in se, quanto più al momento colto. Inoltre alcune fotocamere permettono di impostare filtri fotografici, preset o effetti grafici già in fase di scatto e che vengono applicati immediatamente alle immagini.

Ma quali sono le situazioni in cui mettere mano ai file fa la differenza?

Un concetto che il fotografo professionista e l'amatore hanno bene impresso è che ogni fotografia non inizia e non finisce quando si preme il bottone sulla fotocamera.

Nasce dal forte desiderio di fermare il tempo in un istante, congelarlo in modo che possa essere rivissuto e condiviso per sempre.

La fotografia è quindi un' emozione che l'autore ha provato in quel momento e deve trovare il modo di esprimerla per riviverla o per farla vivere allo spettatore (la massima aspirazione di ogni artista).

Il momento dello scatto è quindi una piccolissima porzione di questo elaborato concetto, necessaria ma insufficiente.

Quando si scatena l'intuizione, l'immagine viene pre-visualizzata nella mente ed a quel punto bisogna mettere in atto tutte le fasi per concretizzare l'idea, tra cui: composizione, scelta dei parametri, scatto, sviluppo, scelta del supporto su cui visualizzarla (web, tablet, carta, stampa, tela ecc...)

Questi e molti altri aspetti sono gli strumenti di cui dispone il fotografo per esprimere in modo concreto lo stato d'animo di quel momento. Quali usare e in che misura è una scelta del fotografo e mentre agisce deve porsi sempre una domanda: Cosa voglio comunicare?

Tempo fa ho partecipato ad un corso di fotografia e la docente (Marianna Santoni) ha mostrato un reportage fatto in Africa. Ha esordito dicendo: "Ancora prima di atterrare, osservando il continente dal finestrino dell'aereo, mi ha impressionato subito una cosa: L'Africa è rossa! Devo trovare il modo di dire a tutti che l'Africa è rossa!" La serie di immagini che ha proposto erano evidentemente elaborate, ma attraverso lo stile che le accomunava è riuscita a trasmettere quello che altrimenti sarebbe sfuggito a chi in Africa non c'è mai stato.

A volte sento dire: Una foto deve riprodurre fedelmente la realtà, altrimenti non è una vera fotografia.

Io ritengo possa essere vero per un documentarista che deve ritrarre la scena nel modo più oggettivo possibile per non influenzare il pensiero dello spettatore ma, se lo scopo è quello di comunicare qualcosa di personale, sia lecito usare i mezzi a disposizione, purché il risultato sia pertinente.

Ed ecco che una fotografia acquisisce carattere, non rimane una fredda rappresentazione della realtà ma torna ad essere un'emozione, chiudendo il cerchio tra artista e spettatore.

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"Pistolare" le foto - Prima Parte

Natural Freedom
  • Ma questa foto è "pistolata" ?
  • A me non piacciono le foto elaborate, meglio come escono dalla macchina fotografica!
  • Bella... Ma nella realtà non era così! Vero?
  • Che colori! Quanto costa la tua macchina fotografica?
  • Sei bravo a taroccare le foto!
  • Cosa usi per ritoccare le foto?
  • Con Photoshop sono capaci tutti!

Queste sono alcune delle affermazioni o domande che ogni giorno mi sento rivolgere. Alcune dettate dal luogo comune per cui ogni immagine bella a vedersi debba per forza essere uscita da Photoshop, altre scaturite dall'idea che sia solo la macchina fotografica a fare la foto e che più costa, migliore è il risultato.

Ogni volta cerco di rispondere in modo oggettivo, ma non è facile esprimere anni di studi sul tema fotografia in pochi minuti, nel tentativo di sgretolare alcune convinzioni.

Pertanto ho deciso di rispondere a tutti con un articolo, suddiviso in più argomenti, che esprime il mio modo di intendere la fotografia, sperando che possa far luce sui quesiti proposti all'inizio del post.

"SVILUPPARE": UN CONCETTO DIMENTICATO

Quando sono nato, negli anni '80, in ambito fotografico era molto di moda questa frase: "Ehi! sei andato a far sviluppare le foto?" Ma cosa voleva dire questo concetto per noi abitanti del ventunesimo secolo?

Quando si scattava una fotografia non era possibile vederne subito il risultato, ma bisognava portare la pellicola dal fotografo più vicino. Il più bravo tra loro, dopo solo un ora di tempo, riusciva a restituire 24 o 36 fotografie stampate su carta. Perchè serviva questo tempo e cosa accedeva nel suo laboratorio segreto? Pochi lo sapevano, ma alla gente non importava, la sola cosa importante era che la figlia fosse venuta bene nel giorno della sua Prima Comunione.

Oggi quasi nessuno porta le proprie foto a far sviluppare, quindi lo sviluppo non è più necessario nell'era moderna? Questo è ció che le industrie di macchine fotografiche e smartphone vogliono farci credere:

"Il nuovo iPhone produce le migliori immagini da quando è nato il primo iPhone"

oppure

"La nuova Canon ha i colori migliori di sempre"

Per ottenere questi risultati hanno inventato, implementato, standardizzato e robotizzato lo sviluppo delle immagini all'interno della macchina fotografica stessa, in modo da ridurre i tempi di attesa e poter visualizzare subito il risultato.

Come accadeva negli anni '80, anche oggi molti non sanno cosa succede durante lo sviluppo, ma la differenza è che viene fatto in maniera automatica da una macchina e non tramite gli accorgimenti di una persona competente.

Quindi lo sviluppo è parte integrante del processo di realizzazione di una fotografia, oggi come 30 anni fa, ma da buon Bolognese vorrei fare questo paragone: Preferite un bel piatto di tagliatelle fatte in casa o quelle disidratate, subito pronte del supermercato?

Fine prima parte

Il prossimo argomento sarà: LO STILE: IL CARATTERE DELLA FOTOGRAFIA

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