"Pistolare" le foto - Seconda Parte

Urban Solitude (Futuristic Version)

LO STILE: IL CARATTERE DELLA FOTOGRAFIA

Nel post precedente ho espresso la mia opinione nei confronti dello sviluppo delle fotografie, in questo approfondirò il concetto di quando e in che modo il fotografo interviene sulle proprie immagini.

In primo luogo, non sempre è necessario intervenire manualmente, può capitare che le immagini prodotte dalla fotocamera o dallo smartphone vadano già bene così, ad esempio quando si ha fretta di condividere una determinata situazione e non si da troppo peso alla qualità dell'immagine in se, quanto più al momento colto. Inoltre alcune fotocamere permettono di impostare filtri fotografici, preset o effetti grafici già in fase di scatto e che vengono applicati immediatamente alle immagini.

Ma quali sono le situazioni in cui mettere mano ai file fa la differenza?

Un concetto che il fotografo professionista e l'amatore hanno bene impresso è che ogni fotografia non inizia e non finisce quando si preme il bottone sulla fotocamera.

Nasce dal forte desiderio di fermare il tempo in un istante, congelarlo in modo che possa essere rivissuto e condiviso per sempre.

La fotografia è quindi un' emozione che l'autore ha provato in quel momento e deve trovare il modo di esprimerla per riviverla o per farla vivere allo spettatore (la massima aspirazione di ogni artista).

Il momento dello scatto è quindi una piccolissima porzione di questo elaborato concetto, necessaria ma insufficiente.

Quando si scatena l'intuizione, l'immagine viene pre-visualizzata nella mente ed a quel punto bisogna mettere in atto tutte le fasi per concretizzare l'idea, tra cui: composizione, scelta dei parametri, scatto, sviluppo, scelta del supporto su cui visualizzarla (web, tablet, carta, stampa, tela ecc...)

Questi e molti altri aspetti sono gli strumenti di cui dispone il fotografo per esprimere in modo concreto lo stato d'animo di quel momento. Quali usare e in che misura è una scelta del fotografo e mentre agisce deve porsi sempre una domanda: Cosa voglio comunicare?

Tempo fa ho partecipato ad un corso di fotografia e la docente (Marianna Santoni) ha mostrato un reportage fatto in Africa. Ha esordito dicendo: "Ancora prima di atterrare, osservando il continente dal finestrino dell'aereo, mi ha impressionato subito una cosa: L'Africa è rossa! Devo trovare il modo di dire a tutti che l'Africa è rossa!" La serie di immagini che ha proposto erano evidentemente elaborate, ma attraverso lo stile che le accomunava è riuscita a trasmettere quello che altrimenti sarebbe sfuggito a chi in Africa non c'è mai stato.

A volte sento dire: Una foto deve riprodurre fedelmente la realtà, altrimenti non è una vera fotografia.

Io ritengo possa essere vero per un documentarista che deve ritrarre la scena nel modo più oggettivo possibile per non influenzare il pensiero dello spettatore ma, se lo scopo è quello di comunicare qualcosa di personale, sia lecito usare i mezzi a disposizione, purché il risultato sia pertinente.

Ed ecco che una fotografia acquisisce carattere, non rimane una fredda rappresentazione della realtà ma torna ad essere un'emozione, chiudendo il cerchio tra artista e spettatore.

MV