Terapia dello Scatto: Bologna Street Photography

Più mi appassiono alla fotografia e più ne comprendo i tanti significati. Non parlo dell'interpretazione che ogni spettatore può dare alle immagini, ma anche delle emozioni che si generano in chi le scatta. La terapia dello scatto è una pratica che ho potuto approfondire nei miei viaggi in Asia da grandi artisti che me l'hanno trasmessa. Si tratta di un concetto tanto semplice quanto difficile da comprendere a fondo.

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Sicuramente è capitato di comprare un nuovo dispositivo tecnologico ed usarlo intensamente nei suoi primi mesi di vita. In seguito, l'euforia del momento cala fino ad una perdita d'interesse. Atre volte, invece, si pensa di aver bisogno di un nuovo aggeggio per far rivivere la passione.

Questa è una vera e propria malattia che si chiama G.A.S. (Gear Acquisition Syndrome). La sindrome dell'acquisto tecnologico.

La medicina moderna insegna che ogni malattia si possa combattere con una cura ed ecco che nasce la Shutter Therapy (Terapia dello Scatto).

Di recente mi trovavo in una crisi artistica. La frenesia degli svariati impegni quotidiani non mi consentiva di trovare nuovi stimoli creativi e così mi sono ricordato di questa pratica che ho imparato in Malesia a Kuala Lumpur.

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In cosa consiste la Terapia dello Scatto?

La prima regola è quella di svuotare la mente da ogni tipo di pensiero, idea, strategia, piano… Insomma mente vuota.

Due. Prendete una fotocamera con un solo obiettivo, una sola scheda di memoria e una sola batteria carica. Per chi ha una sola fotocamera o lo smartphone la scelta è obbligata, ma per chi ha tanti obiettivi e macchine fotografiche potrebbe essere difficile e questa è la parte divertente secondo me! Scegliete in base al vostro istinto. Qual è il vostro obiettivo preferito, quello esteticamente più bello o semplicemente il primo che vedete sulla mensola? Quella è la scelta migliore per la terapia!

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Terza ed ultima regola uscite di casa con la macchina al collo. Non importa dove andrete, non importa il vostro soggetto, il tema, la storia, l'ora del giorno o della notte, la posizione della luce. Vi ricordate che ho detto niente strategie e niente piani? I migliori risultati della terapia si ottengono quando si raggiunge uno stato di meditazione fotografica in movimento.

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C'è chi pensa che questa pratica sia inutile. Un bravo fotografo deve pianificare tutto: la luce, la posizione del sole, il momento della giornata, il soggetto, il taglio, la composizione ecc ecc. Sono d'accordo. Ma è anche vero che un fotografo senza ispirazione e piani perfetti avrà sempre foto tecnicamente perfette, ma difficilmente foto eccezionali!

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La terapia dello scatto, praticata regolarmente, porta a questi vantaggi:

  1. Feeling con la propria attrezzatura: non c'è niente di peggio che trovarsi di fronte ad una scena da copertina e non saperla catturare perchè non si conosce il proprio strumento.
  2. Mente aperta a nuove prospettive: non avere un piano ben definito risveglia la creatività e si è più ricettivi alle situazioni impreviste.
  3. Felicità: non dover rispettare scadenze, orari, malumori dei soggetti, mette il fotografo in uno stato di libertà e di pace che raramente si ha quando si pianifica tutto.

Le foto che vedete sono il risultato della mia ultima terapia nel centro storico di Bologna. La fotocamera? Una compatta, Fujifilm X70 tenuta in modalità JPG e senza post produzione.

Cosa ne pensate, vi piacerebbe provare?

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MV